L’IA ci ruberà il lavoro! c***o 😬

L'intelligenza artificiale ci ruberà il lavoro?

Eccoci qui dopo la vostra votazione al sondaggio: quale articolo pubblico?, devo essere sincera ero quasi certa che avrebbe vinto questo articolo. Ne ero quasi certa perchè so bene che è un’argomento caldo. Diciamocelo ragazzi ogni volta che esce un nuovo strumento di intelligenza artificiale sui social parte il solito hype. C’è il guru del digital che dice che cambierà tutto, c’è il collega o l’amico che pensa di essere già spacciato, c’è quello che non sa cosa sia ma condivide il post con tre punti esclamativi ed emoji annessa. E poi ci siamo noi: professionisti, freelance che ci chiediamo “ma quanto devo preoccuparmi, davvero?

In realtà sai meno di quanto pensi. Ma non per il motivo che ti aspetti.

Siediti comodo. Sono le 13.00, mettiti un bel piatto di pasta sul tavolo e parliamone.

Prima di tutto: cos’è questa benedetta Intelligenza Artificiale?

L’IA non è un robot che sta arrivando a passi lunghi e ben distesi verso di te e la tua scrivania per sostituirti (non ancora almeno). È un insieme di tecnologie che permettono alle macchine di elaborare dati, riconoscere pattern e generare output tipo testo, immagini, codice e audio sulla base di enormi quantità di informazioni con cui sono state “addestrate”.

In pratica è un sistema che impara dagli esempi e poi replica, combina e predice.

Quello che non fa e questo è il punto chiave su cui discuteremo è capire. L’IA non ragiona, non ha intenzioni, non si prende responsabilità, non ha una strategia. Lei esegue, molto bene, ma esegue quello che noi gli diciamo di fare.

La storia (brevissima)…perchè esiste da più tempo di quanto credi

L’IA non è nata con ChatGPT.

Piccolo momento Piero Angela.

Le fondamenta teoriche risalgono agli anni ’50. Alan Turing nel 1950 pubblica il celebre paper “Computing Machinery and Intelligence” e pone la domanda che ancora oggi fa discutere: le macchine possono pensare? Qualche anno dopo, nel 1956, nasce ufficialmente il campo dell’intelligenza artificiale come disciplina accademica, durante la conferenza di Dartmouth.

Poi vengono decenni di alti e bassi. La rinascita negli anni ’90 con le reti neurali. L’esplosione del deep learning negli anni 2010, alimentata da GPU sempre più potenti e da quantità di dati impensabili prima di internet.

E poi il 2022, ChatGPT è il momento in cui l’IA smette di essere roba da scienziati e finisce nelle mani di tutti noi, incluso tuo cugino.

Il punto è questo l’IA ha impiegato settant’anni per arrivare fino a questo punto. È solo che ora ha raggiunto un punto di visibilità ed utilizzo di massa. E come tutte le tecnologie che raggiungono la massa ha scatenato paura. Assolutamente normale, prevedibile e come spesso accade questa è una paura assolutamente infondata.

Come la usano davvero le persone l’IA? (e perché il 90% lo fa male)

Adesso arriviamo al bello ragazzi.

Se guardiamo come viene utilizzata l’IA dalla maggior parte delle persone oggi, vediamo secondo me tre categorie:

La prima: quelli che la usano per fare cose che non sanno fare. Chiedono all’IA di scrivere email che non riescono a scrivere, di fare presentazioni che non sanno fare o di generare codice che non capiscono. Risultato? Ottengono qualcosa che però è qualcosa di generico, impreciso, o peggio ancora sbagliato. E solitamente degli errori che fa te ne accorgi solo se sei esperto in quella specifica cosa.

La seconda: quelli che la usano per fare più velocemente cose che già sanno fare. Questa è la categoria intelligente di professionisti che usa l’IA per velocizzare e moltiplicare il lavoro. Il copywriter che usa Claude o ChatGPT per creare una prima bozza e poi la trasforma in qualcosa di suo. Il dev che usa GitHub Copilot o Claude code per accelerare la scrittura di codice ed usare il tempo ed il cervello per la struttura dietro il progetto. Qui ragazzi l’IA funziona davvero, e funziona bene.

La terza: quelli che non la usano e nel frattempo si preoccupano di essere sostituiti da chi la usa. Ironia della sorte, sono proprio loro i più a rischio non perché l’IA li sostituirà, ma perché i colleghi della seconda categoria li stanno già superando in produttività.

Il problema reale, a mio avviso quindi, non è l’IA. È il gap che si sta creando alla velocità della luce tra chi la sa usare e chi no.

Come ci sta cambiando

C’è un cambiamento epocale in corso di cui non possiamo non parlare.

L’IA sta facilitando l’ingresso in moltissimi campi. Chiunque ora può generare un logo discreto, scrivere un post decente, creare una landing page funzionante. Il livello “base” si è alzato per tutti nel senso che il mercato si aspetta di più, con meno tempo e meno budget.

Questo spaventa? Sì ed è comprensibile ma se guardassimo il rovescio della medaglia?

Per chi ha competenze vere, l’IA è un amplificatore straordinario. Il designer che capisce la composizione, il colore, la comunicazione visiva non viene sostituito dall’IA, viene solo potenziato. Produce di più e può testare più varianti. Il consulente che capisce il business del cliente, le sue sfide reali, le dinamiche del mercato non viene sostituito dall’IA, perché l’IA non ha la stessa comprensione del contesto, si noi possiamo fornirgliela, ma ci sono poi le esperienze di lavoro passate, le soft skills acquisite nel tempo dal consulente, tutte piccole variabili che cambiano tutto il gioco.

La distinzione quindi che conta non è “umano vs IA”. Quello su cui ci dobbiamo soffermare è “professionista con IA vs non-professionista con IA”. E lì, scusate ragazzi, ma vince sempre il professionista.

La domanda giusta da farci

La domanda “l’IA ci ruberà il lavoro?” è in realtà la domanda sbagliata. È come quando nel 1995 si chiedevano “internet ci ruberà il lavoro?”. Sì, ha distrutto alcune professioni, ma ne ha create di nuove e anzi ha anche trasformato quelle esistenti e lì chi si è adattato ha prosperato e forse anche trovato la fortuna, mentre chi è rimasto fermo per principio ha chiuso bottega o ha faticato a tirare avanti.

La domanda quindi giusta che dobbiamo porci è: quali parti del mio lavoro sono già automatizzabili? E dove invece sono insostituibile?

Tu con IA vs Tu con IA

Fatti questa domanda e sii onesto nella risposta e poi decidi dove investire il tuo tempo, i tuoi soldi e le tue energie.

La parola a Tommy con la prospettiva di un developer


🌍 www.tommytortorelli.it📲 Instagram: @tommytortorelli.web

A questo punto voglio lasciare spazio ad un mio collega Dev Tommy Tortorelli, web designer e consulente digitale che ci esprime il suo punto di vista senza giri di parole come piace a noi:

“La tanto amata (oppure odiata. dipende!) Intelligenza Artificiale in
realtà non sta rubando proprio un bel niente. Non sta nemmeno “tentando”
di rubare il lavoro di nessuno. In realtà sta aiutando in modo eclatante
lo sviluppo di soluzioni basate su logica professionale.
Per spiegarmi meglio: lo sviluppatore impone la logica (umana), ma per
svilupparla ha bisogno di N tempo e di N persone (un team)… con l’IA
ci impiegherebbe la metà… ma la logica sempre quella è! Sempre umana e
soprattutto sempre di uno sviluppatore.

In sostanza… se l’IA viene utilizzata in modo blando da gente con zero
skills… non crea proprio nulla… o meglio crea qualcosa ma
probabilmente non funzionante o con errori grossolani che richiedono
sempre e comunque un “check” da parte di una figura professionale per
diventare “un prodotto serio”.

Quindi il “timore” dovuto dall’uso spropositato dell’IA è dettato
probabilmente da chi l’IA l’ha sentita solo nominare in lontananza
oppure crede che il suo lavoro sia equiparabile a quello di
un’Intelligenza Artificiale.

Ma resta la base solida: LA LOGICA. Quella non può sbagliare e resta
umana… a prescindere.”

Tommy ha colpito il punto alla grande.

La logica. Ecco la parola chiave.

L’IA non ha logica propria nel senso professionale del termine ha pattern, probabilità, ha enormi banche dati da cui attinge ma la logica applicata a un problema reale, in un contesto reale, con un cliente reale e vincoli reali quella la porta il professionista. Sempre.

Puoi chiedere a qualsiasi IA di sviluppare un’applicazione web. Ti darà del codice ma se non sai leggere quel codice, valutarne la qualità, identificarne i buchi, adattarlo al contesto specifico del progetto quello che ottieni non è un prodotto finito. È una bozza che nel migliore dei casi ti darà un problema nascosto se non hai saputo dirigere e strutturare il tutto.

Quindi: dobbiamo preoccuparci o no?

Risposta onesta: dipende da cosa fai e da come ti posizioni.

Se il tuo lavoro è prevalentemente esecutivo e ripetitivo compilare template, produrre contenuti standard, svolgere task semplici sì bro, dovresti iniziare a pensare a come evolverti. Non perché l’AI ti sostituirà domani, ma perché il mercato si sta muovendo e stare fermi ha un costo.

Se il tuo lavoro richiede giudizio, relazione, creatività autentica, responsabilità e competenza specialistica hai meno da temere di quanto l’hype social ti faccia credere. Anzi, hai molto da guadagnare se impari a usare questi strumenti come amplificatori della tua professionalità.

E se sei nel mezzo come la maggior parte dei freelance e professionisti la risposta è: inizia adesso. Non aspettare di capire tutto sperimenta, sbaglia e impara. Perché la curva di apprendimento è ancora bassa, e il vantaggio competitivo di chi parte prima è reale.

Quindi il lavoro non sparisce. Si trasforma.

L’IA non è il nemico e nemmeno il salvatore. È uno strumento potente spesso sopravvalutato nel breve periodo e probabilmente sottovalutato nel lungo.

Ogni volta che arriva una tecnologia potente, il mercato si ridisegna. Alcune cose spariscono ma molte altre nascono. Chi sopravvive è chi capisce il cambiamento abbastanza presto da cavalcarlo invece di subirlo.

Tu da che parte vuoi stare?

Una cosa che non ti avevo detto

Mentre scrivevo questo articolo mi sono resa conto che sarebbe abbastanza ipocrita parlare di cavalcare il cambiamento e poi guardare dall’esterno.

Quindi no, non sto guardando dall’esterno.

Sto lavorando a qualcosa. Non posso ancora dire tutto e non perché voglia fare la misteriosa, ma perché certi progetti meritano il tempo giusto prima di uscire allo scoperto. Quello che posso dirvi è che ha a che fare con l’IA. Con il modo in cui i professionisti la usano o meglio, con il modo in cui dovrebbero usarla. E con un’idea che mi gira in testa da un po’ su come rendere tutto questo più accessibile, più utile e meno caotico.

Ecco quindi avrei bisogno di te.

Se sei qualcuno che lavora nel marketing, o comunque hai a che fare con il marketing perchè hai il tuo personal brand/brand e usi l’IA per il tuo lavoro e vuoi condividere la tua esperienza, ho preparato un piccolo form intervista ci vogliono 2 minuti, giuro. Queste interviste mi aiuteranno a capire meglio le esigenze reali di chi sta sul campo.

In cambio? Chi compila l’intervista avrà la possibilità di essere selezionato come beta tester nella prima versione del progetto. Accesso anticipato, prima di tutti gli altri.

→ COMPILA L’INTERVISTA QUI

Non sei obbligato ma ogni risposta conta davvero per il mio progetto.

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